Intervista a Roberta Faccani

giugno 30, 2014 Postato da admin - Nessun commento

Dicembre 2013
Intervista fatta in occasione del tour del musical Romeo e Giulietta – Ama e cambia il mondo

Alcuni artisti ti rubano il cuore con le loro canzoni ma non vi è nulla di meglio che ritrovare nella persona in se lo stesso meraviglioso mondo che esprime sul palcoscenico. Intervistare Roberta Faccani è stato come stare a casa propria a chiacchierare con una cara amica.

Cantautrice, attrice, produttrice, autrice e vocal coach, Roberta è Arte allo stato puro. Sette anni come voce solista dei Matia Bazar e moltissimi musical alle spalle, la ritroviamo ora ad interpretare Lady Montecchi nel fortunatissimo Romeo&Giulietta – Ama e cambia il mondo.

Una carriera meravigliosa che sarebbe il sogno tutti coloro che hanno deciso di entrare in qualche modo nel mondo dello spettacolo. Ma come è nata questa grande passione?

In realtà nasce molto lontana da qualsiasi forma di famigliarità cioè non avevo in famiglia nessuno che facesse parte del mondo dello spettacolo. Nasco in una cittadina piccina come Ancona e ti posso assicurare che alla fine degli anni ’80, quando io ho incominciato a far danza e occuparmi delle discipline musicali, non c’era nemmeno un piano bar, ne tantomeno insegnanti di canto, dunque per me è stata pura gavetta on the road nei ristoranti dove mentre cantavo magari jazz si sentiva “Una pizza al tavolo 12”. Ho fatto tutti passaggi possibili ed immaginari che se ci penso non so nemmeno io con quale coraggio, con quale tenacia, sicuramente una grande passione! Se penso a quello che succede oggi poi… questi ragazzini che vanno dritti in televisione a 6, 8, 10 anni in spettacoli televisivi, mi chiedo come sia possibile che noi della nostra generazione avessimo faticato tanto. Comunque sono sempre stata quella che passava i pomeriggi con gli amici che mi passavano dischi di seconda mano magari del fratello maggiore (quello figo che si occupava di musica). Ascoltavamo le grandi voci del soul, che nessuno in Italia conosceva. Ero sempre davanti negozi di dischi appena aprivano e mi facevo arrivare i dischi dall’estero. Sono cresciuta con soul, col rock americano dei Toto. Ma ho apprezzato ovviamente anche la musica italiana laddove c’era qualità. C’era qualcosa dentro di me che mi portava sempre lì, passavo le giornate dopo i compiti con la scopa in mano a cantare sui dischi di Nikka Costa, dei Toto, di tutti i miei miti. Poi mi rendevo conto che avevo capacità diverse dai miei compagni, come ad esempio quella di imparare velocissimamente una canzone, di cantare su diverse tonalità… qualcosa c’era insomma. All’inizio non capisci che è predisposizione ma sapevo fare i controcanti a 6 anni. Vi ho scritto anche una canzone “La Sentenza”.

Canzone che farà parte del tuo nuovo album…

Si, proprio a Natale esce il mio album di inediti che si intitola “Stato di Grazia”, interamente scritto da me. Dopo l’addio ai Matia Bazar è il primo disco totalmente personale ed autobiografico di stampo prettamente pop-rock. Parla totalmente della mia personalità artista. E quindi c’è questa canzone che si chiama ‘La Sentenza’. Ma cos’è la Sentenza? Ognuno di noi ha un destino…il mio magari era quello di rimanere nella piccola cittadina, coi parenti e gli amici soliti ma la passione ti spinge a spendere tutte le tue energie, a cambiare città e a fare tutta la gavetta che nessuno oggi vuol fare più.

Come sei arrivata al musical?

Il musical è arrivato dopo. Io avevo in testa altro; tutti i Sanremo! Se tu mi chiedi che cosa è successo nella seconda serata del ’79 o come era vestito chi è arrivato penultimo te lo so dire! Ero totalmente immersa in questa cosa! Il musical è invece una passione nata razionalmente. Già vivevo a Milano e vidi il manifesto ‘Cercasi voci rock per musical’. Io non amavo il genere, l’ho sempre snobbato e non so perché, ero talmente proiettata per la discografia che non mi interessava, ma questa cosa mi ha incuriosita. Mi è andata bene perché dietro vi erano Luciano Pavarotti e Nicoletta Mantovani che cercavano voci per Rent (Roberta interpretava Joanne) e così è nata la mia esperienza. Capii facendo teatro quanto era bello il musical e quanto si confaceva inoltre alle mie capacità artistiche.

Poi sono arrivati “Pinocchio, il grande musical” e “Alice nel paese delle meraviglie” nella quale interpretavi la Regina di Cuori

Si, Pinocchio è stata una grande esperienza per l’amicizia e la grande professionalità dei Pooh e della Compagnia della Rancia. Alice nel paese delle meraviglie l’ho adorata perché ero un personaggio molto forte, avevo la possibilità di far vedere molto di me stessa sia vocalmente che recitativamente. Mi hanno dato carta bianca e Christian Ginepro, un uomo geniale, si è rivolto a me con la mia stessa ironia e mi è piaciuto molto imbruttirmi e sembrare goffa.

Poi sono arrivati Peparini e Romeo & Giulietta – Ama e cambia il mondo

Lavorare con Giuliano Peparini è assaporare una italianità che lui mantiene sempre ma coadiuvata da tanti anni di internazionalità. È un professionista a 360°, sembra abbia 50 occhi, una grande sensibilità e modus lavorandi davvero internazionale. Quello che mi manca è un’esperienza lavorativa di questo genere all’estero ma con Giuliano è come se lo fosse.

Quanto hai lavorato per il tuo personaggio di Lady Montecchi?

Non è stato facile. È stato soprattutto un lavoro di umiltà. Lady Montecchi è poco sviscerata da Shakespeare, che non amava molto la madre di Romeo, è personaggio poco delineato quindi abbiamo dovuto lavorare su alcune sfumature. Interpretarla è un dover continuamente contenente tutto il dolore e la disperazione e il grande sentimento che la lega al suo Romeo…Ammazzerebbe tutti per Romeo. È un’implosione anziché un’esplosione; tranne che ne “L’Odio”. Lady Montecchi è il polo opposto di me stessa. In “Due cuori di donna” invece, dove sono molto dolce e molto materna, è stato stupendo trovare questa nuova Roberta Faccani. Ringazio Giuliano per aver capito che avevo nelle corde questa possibilità, ha trovato la mia dolcezza interna. A Giuliano devo tantissimo, nessuno come lui ha letto dentro di me. Questa maternità l’ha trovata lui in me pur non essendo io madre.